Beneficenza d'Autore
 
L'artista del mese | Enrico Visani
di Sergio Frascari

Lui lo sa e se ne compiace.
Quando porta gli occhialetti sulla fronte, ti guarda sornione e poi ti parla con la cadenza romagnola; fa una pausa, si accende una sigaretta e socchiude gli occhi piccoli e furbi, infastiditi dal fumo… Ti cita un sacco di personaggi famosi che sono parte della sua vita e ti parla di arte e di avventure, di cinema e di televisione. È impressionante la somiglianza che Enrico ha con Fellini. È un suo sosia anche negli interessi: scrive, organizza, dirige, dipinge e perché no, recita.

Enrico Visani è un uomo di carattere, uno che ha voluto fortemente quello che ha e oggi ne è fiero.
La sua casa è piena di quadri, anche non suoi, anzi la sua passione per l'arte è vera e sincera e ama per questo contornarsi di opere di altri pittori, scultori e maestri del vetro. Nel suo studio, in mezzo a tanti libri, tele nuove e pitture di epoche diverse. Una, grande al centro, ricorda l'11 settembre e le due Torri Gemelle ferite dalla pazzia degli uomini, poi un'altra piccolina: una natura morta con una caffettiera che Enrico bambino mostrò con orgoglio immutato alla maestra e poi ora a me.

Ci sono anche delle bellissime ceramiche e delle sculture in vetro, recenti e coloratissime. Il colore infatti è una sua passione, che divide con la poesia e con l'arte del bel vivere.
C'è una foto che lo ritrae nella sua seconda patria, il Costarica, con i trofei di una battuta di pesca d'altura, ritratti sulla spiaggia di Playa Ermosa, proprio di fronte al suo hotel che conduce con maestria per sei mesi all'anno. Gli altri sei dipinge.

La domanda è d'obbligo: caro Maestro, questa è una rivista di taglio economico, ci interessa sapere quanto conta essere imprenditori nella pittura o quanto l'arte aiuta l'impresa?
"La risposta è altrettanto obbligata: io credo che entrambe siano le condizioni ideali. La prima ti consente un giusto risalto per le tue opere, la seconda ti offre quel giusto tocco di originalità e di inventiva per sviluppare meglio la tua impresa. È ovvio comunque che in entrambi i casi ci deve essere un fondamento di valori"

Ho qui un invito ad una tua mostra in Francia dove esponi dal mese di giugno con artisti del calibro di Magritte, Arman, Chia, Alechinsky…Complimenti!
"Grazie, è una bella esposizione"

So anche che hai conosciuto dei grandi maestri, chi ti ha maggiormente colpito?
"Ho conosciuto Guttuso, Xanti Schawinsky, Franco Solmi, Graham Sutherland, Luciano Minguzzi, Schifano, Jordaens, Mikis Theodorakis, Giorgio De Chirico, Walther Spruyt, Tebaldo Lorini e tanti tanti altri artisti del mio tempo, ma il più grande per me, il più importante per le relazioni e le emozioni che mi ha saputo dare è stato Saetti. Era quasi un padre per me. Poi Afro e Francis Bacon hanno influenzato i miei lavori. Poi anche De Kooning. Saetti comunque mi ha dato educazione artistica, la serietà, certi toni… ho scritto, pensando ai suoi temi preferiti una "dignitosa" poesia: il sole"

Enrico, dimmi di te…
"Io sono un altruista. Penso agli altri. L'ho fatto nella pittura, lo faccio nella vita. Vorrei dirti però che facciamo schifo. Abbiamo ottocento milioni di persone che muoiono di fame e noi continuiamo a parlare di niente! Il presidente della FAO ha appena detto che è ora di iniziare a fare qualche cosa e smettere di parlare… e noi siamo qui a raccontarci la mia vita!"

Enrico, tu contribuisci con noi alle iniziative di Comete. È già di più di quanto, tanti non fanno.

Continuiamo a parlare, Visani è come un torrente in piena, mi parla di terrorismo e di kamikaze, di giustizia e di soprusi; argomenta le sue idee con il calore e la forza del vissuto. Non riesco a frenarlo, sarebbe un peccato. Lo ascolto negli esempi che sa portare e condivido molto del suo pensiero…

Enrico, torniamo a quando eri un ragazzo, a quando sei partito da Marradi
"La mia famiglia era poverissima, mio padre Angiolo era bracciante e io quarto di cinque fratelli. La mia infanzia è stata attraversata dalla guerra e dalla Linea Gotica. Ho rischiato di morire di fame e di essere travolto dai carri armati tedeschi, siamo sfollati in mezzo ai monti e mi sono ammalato di broncopolmonite. Un miracolo mi ha salvato. Ho iniziato le scuole in ritardo ma presto mi feci notare per la mia abilità nella recitazione e nel canto. Ero nato nel paese di Dino Campana, il poeta. La mia casa era proprio di fronte alla sua. Era morto da alcuni anni ma la sua fama mi stimolava a fare qualche cosa. Lui aveva dimostrato che pur abitando nel piccolo paese era possibile vivere una vita diversa. Così un giorno salii su un camion con destinazione Prato. Fu un viaggio!"

Per fare cosa?
"Trovai un posto da fornaio e per due anni dormii a fianco del forno. Poi tornai a Marradi, ancora a fare lo stesso, ma per poco. A Palazzuolo sul Senio iniziai a fare il pasticcere e a suonare la cornetta per la banda del paese. Conobbi mia moglie Silvana, ma dopo quattro anni andai in Appennino a fare lo spaccapietre, fu una specie di sfida. Decisi poi di ritornare dalle parti di Prato, per rifare il pasticcere"

Mai fermo, ma la pittura?
"Ero come uno zingaro e cercavo stimoli ovunque. Una volta nella pasticceria di Vaiano venne un imbianchino a decorare le vetrine. Lasciò i pennelli e i colori e la notte non seppi resistere a fare "qualche prova colore!". Sentii una forte emozione e ebbi una sensazione netta di naturalezza e di appagamento. Feci poi una marina e iniziai a dipingere frequentemente nel locale della caldaia a carbone, le altre notti…"

Immagino sia nata dalla penombra la tua forza del colore! Ma come sono partite le prime mostre, quando hai potuto convincerti di essere un artista?
"Prima due amici pittori, Aldo Becheri e Gastone Breddo mi diedero qualche consiglio, poi partecipai ad alcuni premi di pittura facendomi notare più per le mie contestazioni alle "combines" della critica che per i miei lavori. A Marina di Ravenna si ricordano ancora… La mia prima personale fu nel '71 alla Galleria Le Nuove Muse di Bologna, da lì fui notato da Franco Arcangeli che scrisse che il mio lavoro era in linea con il Naturalismo Padano da lui teorizzato"

Da lì, l'ascesa e i riconoscimenti di oggi. Quello fu il periodo che ti dedicasti interamente alla pittura ma quando decidesti di iniziare una attività in Costarica?
"Un caso della vita. La classica situazione che durante una vacanza con amici, quando hai la mente sgombra da tutti i problemi quotidiani, ti capita e la prendi al volo!"

Vuoi dire che passeggiando…
"Ero nel paradiso terrestre: animali selvatici, uccelli colorati, scimmie e pesci in quantità. Spiagge bianche e pochissimi turisti. Era un posto da valorizzare per quello che meritava. Poi il nome Playa Ermosa era tutto un programma"

E di fatto lo è stato, giusto?
"La gestione di un hotel ai tropici, in un posto senza servizi e con poca abitudine al lavoro da parte delle maestranze locali non è stato facile all'inizio. Ora che tutto è avviato mi rendo conto che la mia è stata soprattutto una sfida".

Ecco, una sfida. Un po' come dire la sua storia. Enrico ha lottato, ha fortemente voluto ed ottenuto quello che ha. Ha saputo mantenere la freschezza e la fantasia nelle sue opere, come solo un vero artista sa fare. È un uomo genuino che quando ti guarda ti giudica allo stesso tempo e non ha timori a mostrarsi per quello è, secondo la schietta tradizione romagnola. I suoi quadri trasmettono energia ed allo stesso tempo lasciano spazio alla libera interpretazione di chi li osserva. È per questo che piacciono ed hanno reso giusta fama ad Enrico Visani.

Lascio la sua bella e grande casa bianca di San Martino in Argine, in provincia di Bologna, dove vive con la numerosa famiglia, con la soddisfazione ed il privilegio di chi ha conosciuto un maestro.

 
     
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