Beneficenza d'Autore
 
L'artista del mese | Ennio Calabria
di Sergio Frascari

Ci sono luoghi, in questo mondo, capaci di fermare l'evolversi inesorabile delle cose, di colpire la nostra mente come un dardo scagliato di lontano; in posti simili pare davvero di fermarsi, di lasciar andare tutto il resto, di trovarsi improvvisamente, anche se solo nel momento magico dell'apparizione, come "cristallizzati" tra spazio e tempo.

Lo studio di Ennio Calabria è uno di questi luoghi. Entrando, la grandezza di quell'open space mi ha risucchiato in un cosmo direi parallelo, a sé stante. Ciò che mi resta più vivo di quell'istante sconfinato è il disorientamento generale dato da un'infinità di particolari disposti in un disordine soltanto apparente. In realtà, tra quei mucchi, quelle file di libri, quelle montagne di oggetti d'ogni forma e colore, agile tra i cavalletti, Ennio trova tutto; qui ha trovato perfino la più rara delle Muse, magari là in fondo tra quelle carte o sotto il piccolo tavolo rotondo (chissà dove l'ha incontrata per la prima volta): l'Ispirazione decisiva per dipingere i suoi capolavori, ormai sparsi nel mondo. Chissà come, la mantiene ancora viva e vivace per produrre, con immutata intensità artistica, quadri di indubbia pregevole fattura. Ecco la ragione del perché in uno studio così grande la maggioranza delle tele è ancora desolatamente bianca: Ennio usa i colori acrilici perché asciugano in fretta, anche se non abbastanza per i "mercanti d'arte" che saccheggiano ripetutamente l'atelier per accontentare gli innumerevoli collezionisti e le gallerie d'arte che lo propongono tra i Grandi Maestri del nostro tempo.
Ho fatto poche domande a Ennio ma ho ricevuto lunghe ed esaurienti risposte. Lui è anche un letterato, un filosofo della vita e dell'arte, un poeta. Il suo linguaggio è forbito e profondo ed ascoltarlo è un arricchimento prezioso.

Caro Ennio, in una società che risponde a regole di marketing e di "prodotto", come deve muoversi oggi un giovane pittore di talento per farsi conoscere, diventare famoso e vivere di pittura?
"Sono molto pessimista, per il periodo che stiamo attraversando. Benjamin diceva già molto tempo fa quello che poi sarebbe successo: 'l'arte perde il valore intrinseco ed acquisisce il solo valore espositivo'. Questo significa che il prodotto perde relativamente importanza e conta sempre più la modalità attraverso la quale si rende visibile; e questo purtroppo non vale solo per l'arte ma anche per gli uomini stessi! Ciò è derivato dal fatto che per l'aumento altissimo della velocità degli scambi, un'affermazione complessa non dura più ma è seguita fisiologicamente dalla sua relativizzazione. Ora tieni conto che qualsiasi valore complesso del passato si reggeva proprio sulla capacità di durare nel tempo. Ma oggi, nel momento stesso in cui una cosa viene relativizzata, perde autorità, quindi si sfalda nel contempo anche il parametro condiviso collettivamente dal quale traeva significato ogni esperienza del fenomeno. Quindi oggi ogni fenomeno si afferma per propria autoconsistenza, per cui o il prodotto è di per sé straordinario o la sponsorizzazione che lo sostiene è tanto forte da imporlo"

Noi quindi, che ci piaccia o no, dovremo sempre più accettare l'arte che ci viene imposta, come quella delle più strane installazioni nelle gallerie di Arte Moderna o quella degli uomini nudi che ballano vicino alle mucche squartate della Biennale di Venezia… Ma il pittore che "sfida" la tela bianca e dipinge con il vecchio pennello come può confrontarsi con quel genere di spettacolo che viene traghettato come arte contemporanea?
"La pittura figurativa è di fatto datata, nel senso che si rifà ad un concetto che non esiste più. Per esempio la differenza che passa fra un banale pittore figurativo ed un banale installatore sta nel fatto che almeno quest'ultimo marcia con i tempi. La fotografia ha ucciso la figurazione ma non la pittura, che ci consente di muoverci sincronicamente con il formarsi del pensiero. In poche parole digitare la plastilina, o lavorare sui geroglifici della pittura sono le uniche possibilità di produrre e di 'visualizzare' pensieri nuovi. Invece la spettacolarizzazione che citavi è l'esteticizzazione del già pensato che non ha la capacità di generare un nuovo pensiero ma solo di rendere il vecchio attraente. L'esasperazione che a volte vi traspare si spiega con la necessità che si avverte oggi di rientrare in rapporto con la società, dopo l'esperienza dell'avanguardia storica, in cui invece l'artista rompe dal 'grande genitore' con il quale non si identifica più e comincia ad esplorare sentieri diversi. Allora l'artista si rivolgeva ad un pubblico elitario, ora invece verso un pubblico più ampio, che può essere irretito e coinvolto grazie alla eclatante spettacolarizzazione del fenomeno. Molti vanno di fatto alla Biennale come se andassero al Luna Park"

Torniamo alla tela bianca…
"Significa entrare in rapporto simbiotico con il pensiero mentre questo si forma e fare nel contempo una traslazione del pensiero stesso che si crea nei geroglifici della pittura. Il pensiero non nasce altrove ma nell'attimo stesso del gesto della mano"

Mi viene in mente una frase di Bach, un noto scrittore che diceva: "per volare alla velocità del pensiero verso qualsivoglia luogo devi innanzi tutto persuaderti che sei già arrivato". Questa è senza dubbio la base dell'immaginazione, della creatività e dell'emozione. Dimmi Ennio, la tua scelta di fondo qual è?
"Posso utilizzare lo spazio della mia vita per lavorare intensamente alla prospettiva della rivalutazione della funzione dell'arte nella società, oppure accontentarmi di trasformare l'arte in un prodotto suggestivo. Se mi accontento di questo, allora contano tutte le leggi moderne delle conoscenze, delle opportunità, dei media, della pubblicità eccetera. Personalmente sono per la prima prospettiva"

Esiste una nuova figurazione?
"Allo stato attuale no, non credo. Ci sono state delle punte altissime, penso a Francis Bacon o allo scultore Giacometti, che sono secondo me il livello più alto di una rappresentazione in continuità con la forma del soggetto storico. Per quanto mi riguarda, penso sia necessario partire dalla consapevolezza di una nuova e diversa soggettività che nasce dalla condizione di "spaesamento" per assenza di orientamenti: questo è il presupposto che guida la mia ultima ricerca nella pittura. Tutto ciò che si collega ad un principio logico formale è ormai egemonizzato dai processi pragmatici. La mia parte razionale è già ampiamente rappresentata e impegnata nei dinamismi della società pragmatica. Ma nella dimensione complessa della mia personalità occorre che io modifichi questa forma di investimento psichico per dare vita a sinergie più ampie, partendo quindi da una condizione base di spaesamento, utilizzando tutta la mia sensibilità. Si tratta di un salto nuovo nella figurazione, che tiene conto dell'aumento altissimo della relatività e degli stimoli derivati da un'interazione di un'infinità di altri stimoli. Non esiste più un corpo delle cose ed il soggetto storico non può più corrispondervi. Quindi la pittura è tesa all'approdo di una forma che cerca forma"

Parlami dei tuoi clienti, di chi colleziona le tue opere e di come entri in contatto con le loro emozioni
"Purtroppo il rapporto con chi acquista i miei quadri è "filtrato" dai mercanti d'arte che non facilitano di certo quest'incontro, mantenendo il segreto sui collezionisti a protezione delle loro vendite. Le uniche opportunità di contatto posso averle in occasione delle mostre, ma quello che tu dici a proposito delle emozioni mi fa pensare che un grosso passo avanti si farà nella misura in cui si verrà a stabilire un rapporto fra artista e collezionista, perché solo in quel momento il collezionista capirà che sta comprando un pezzo di vita dell'autore"

Un Maestro del tuo calibro riesce ancora ad emozionarsi di fronte ad un quadro ben fatto, non necessariamente eseguito da un artista conclamato?
"Assolutamente sì. L'arte non comunica contenuti o messaggi ma rende partecipe l'altro, in modo subliminale, della posizionatura della mente dell'artista in quel momento. Per questo certi quadri possono diventare estremamente fastidiosi o attraenti e non si sa perché"

Perché di certi famosi artisti si preferisce un periodo di produzione nella loro vita, piuttosto che un altro? Perché un pittore (a volte) invecchiando non migliora?
"La mia idea è che l'artista autentico attraverso il suo lavoro scongiura il rischio di una patologia, nel senso che quella produzione è mossa da una vera necessità che preme sulle pareti della coscienza. Questa è allora sollecitata a cercare nuove attestazioni di sé e da ciò si produce sia l'inizio del lavoro dell'artista sia la spinta alla ricerca. Quando questa spinta viene meno, da quel momento si superficializza ed inizia una vera involuzione. Il pittore comincia così a ripetersi, ad assecondare le richieste del mercato ed in poche parole, smette di cercare"

Non si può raggiungere un compromesso?
"Un Artista tradirà sempre la specifica richiesta del mercante. Quando si parla dell'arte vera, nella sua autenticità, si parla sempre del mito del Don Giovanni, il quale veniva accolto dall'ospite, però poi lo tradiva andando a letto con la moglie! L'artista non può che essere un traditore"

Parliamo del futuro della pittura, dopo la foto, il cinema e le altre modernità
"La pittura vive la stessa situazione della mente umana rispetto ai computer: ci sarà un momento in cui dovrà in qualche modo ricostituire le ragioni della propria inalienabilità e quello sarà il momento in cui l'attività creativa (e anche quella piccola sua ancella che è la pittura) riavrà futuro"

Ennio Calabria è un grande Artista. Inutile ricordare quanto sia famoso e quanto mi senta privilegiato per la sua amicizia.
Caro Ennio, l'emozione che le tue opere producono e produrranno, apparterranno a chi volta per volta le vivrà e non sono trascrivibili se non ricorrendo alla poesia.

 
     
Altro
 
 
Indice artisti ed opere

 

Ennio Calabria è un artista "grande", uno di quelli che lascerà il segno. Possedere una sua opera è un tesoro davvero prezioso. Nel suo studio le pitture erano molte; quale donerà in beneficenza? Ha deciso di farci una sorpresa, che ci rivelerà il prossimo mese.

Non smettete però nel contempo di fare le vostre offerte, potete scegliere una delle scorse opere oppure "prenotarvi" per questa misteriosa di Calabria.

Contattate la
Dott.ssa Francesca Orlando
059.43.90.831
f.orlando@unindustria.mo.it

 
 
|| home || chi siamo || contattaci || staff || help ||