Beneficenza d'Autore
 
L'artista del mese | Fina Ramirez Yhuertas
di Sergio Frascari

Di solito intervisto gli artisti nel loro studio, dove è possibile cogliere l'essenza del loro ambiente, il loro stile di vita e la loro storia. Oggi ho incontrato una giovane artista catalana, di cui avevo sentito parlare, in una sua mostra a Reggio Emilia. Ho avuto una specie di sindrome di Standhal quando ho osservato i suoi lavori e mi sono subito interessato a lei, proponendole questa intervista. Fina è pittrice e poetessa ed è certamente, per come l'ho conosciuta, uno spirito libero.

Fina, presentati come vuoi, nel modo che più ti piace, parlaci di te e di come hai iniziato a fare arte…
"Incominciai a dipingere nel 1990, ma questo conta poco… Sin da bambina, fin dove ritorna la memoria, è come se avessi colorato la mia vita, un istante dopo l'altro… Dico che in quell'anno, per una "crisi emozionale", scoprii il mondo del colore con le sue leggi, come fosse un codice; capii che quello era il linguaggio delle mie sensazioni, il veicolo privilegiato del mio cuore tormentato. La via che avevo imboccato mi si rivelò ardua, mi sentivo acrobata sullo spettro della pazzia: più usavo quel linguaggio e meno mi accontentavo della realtà, ma più cercavo la perfezione e più mi rendevo conto che essa non è altro che una proiezione della nostra mente, un diabolico ologramma; oggi, dopo dodici anni, mi sento di poter affermare che in nessun campo esiste e che mai nessuno l' ha conosciuta"

Ci parli quindi di pittura, cosa rappresenti di solito?
"I miei quadri hanno sempre rispecchiato i vari periodi dopo il '90: mi piace veder quella corrispondenza colore-realtà, 'esplosa' nel momento della creazione, anche in seguito, voltandomi verso il tempo trascorso; così passai dal primo "periodo buio", alla "epoca della luce", coinvolgendo colori abbastanza diversi. Non mi stancherò mai di dire che ho trovato la luce in Italia, nel '94: fino ad allora non avevo ritratto che tristezza e malinconia dell'animo, non pensavo neanche che ci si potesse fermare in un momento di grande gioia per fare un quadro. La possibilità di comunicare al mondo intero, anche fuori dalla propria cultura, è di certo indice sia dell' universalità suprema del linguaggio artistico, sia dell'estraneità ad ogni corrispondenza convenzionale: un pittore dovrebbe considerare questa la sua vera fortuna e così io riscoprii, su questa spinta positiva, che potevo 'trasmettermi' mediante una semplice spatola, le mie stesse mani e 'captando' l'essenza prima dei pigmenti"

Quando hai incominciato a scrivere e come è successo?
"Mi ricordo, quando vivevo ancora coi miei genitori, una stanza piena di scatole e là dei quaderni di diverso colore…Ecco quanto bastò per innescare in me la voglia di manifestare per iscritto ciò che provavo quotidianamente: dopo non smisi più. Anni dopo, la confusione tra poesia e scritto interiore da non comunicare, frenò la mano e la penna. La mia anima non sapeva come uscire dal corpo, non capiva se stava incorrendo nel banale, nel già detto o cosa fosse quella pratica oggi in disuso, ma pur così cara. Dovevo attendere di passare per Granada, in occasione di un viaggio per le splendide terre andaluse, dovevo scoprire la potenza reale della poesia, dovevo attender quella che è diventata la mia guida letteraria: Federigo Garcìa Lorca. La poesia, che risiede in ogni cosa, alimenta l'animo nobilitandolo e aumenta la creatività di chi scrive, come per alimentare se stessa di genialità. Senza preciso volere allora l'anima esce fuori vestita con mille parole che, anche dopo una sola settimana, rileggendo, crediamo menzogna, non scritte di nostro pugno. Spesso capita lo stesso in pittura, coi colori invece delle parole. Esiste forse una doppia personalità in ciascuno di noi? No, non credo; o forse sì, ma, in ogni caso, non è questo che ci può portare a negare d'aver scritto o dipinto, bensì è il tempo spietato che ci ruba l'attimo mentre sta ancora passando"

Forse ti chiedo troppo, ma mi piacerebbe, dopo tanto, che mi declamassi una tua breve poesia...
"Mi viene in mente una che coniuga la pittura alla poesia:

Colores de mi esperanza:
Azul, blanco y negro
Colores de amor y passion
De dolor y tristeza
De alegria y ternura
De paz y sosiego
De soledad y complicidad


Fina, cos'altro può fare un artista, oltre che dipingere e scrivere?
"La creatività è il denominatore comune degli artisti, chi la possiede può cimentarsi in qualsiasi campo perché ha un tesoro inesauribile, un serbatoio mai vuoto che si rigenera continuamente; non solo scrivere e dipingere dunque, ma anche cucinare, creare, vestirsi o accostare oggetti, oppure fare qualche attività produttiva, nel senso di attività economica…tutti sanno di come sia necessaria la creatività per gestire un businnes! In quel caso però, serve anche una particolare sensibilità aggiuntiva di concretezza e forte volontà"

Un artista può essere quindi un ottimo imprenditore di sé stesso e vendere bene le sue opere…
"Ho sempre considerato la vendita di un quadro come una perdita, una parte di me che se ne va con tutte le emozioni colorate in un magico momento. Il compendio economico mi resta come consolazione, il valore di una breccia nel mio stesso cuore. A dire il vero ho un' altra consolazione dopo essermi privata di un'opera: devo pensare che una persona da qualche parte la sta 'sfruttando', che in qualche casa del globo un mio dipinto ha fatto vibrar chi l' ha guardato, dandogli puro piacere visuale"

Quando capisci che un tuo quadro è realmente finito e il tuo progetto di realizzazione è completato?
"Credo che un quadro non sia mai finito: saperli decisi, senza possibilità di modificarli o stravolgerli renderebbe la genesi esclusiva di ogni quadro una triste commissione, meccanica e restrittiva. Non mi interessano i quadri finiti. Ogni volta che mi capita di passare davanti a un cavalletto prenderei sempre in mano il pennello, anche per ritocchi minimi o particolari in apparenza irrilevanti. Per un artista credo non sia importante dire "è finito", meglio pensare "fin qui son arrivato"

Ti è capitato di distruggere un quadro o di stravolgerlo radicalmente?
"Tantissime volte, come si voltano le pagine di un libro, può mutare il proprio stato d'animo e con esso , parallelamente, il quadro modificherà il suo aspetto; anche a costo di ripartire sulle ceneri del precedente"

Chi compera i tuoi quadri? Hai qualche storia da raccontare al proposito?
"Tre anni fa, in pieno inverno, partecipai alle fiere di Girona; qui una bambina di circa dieci anni venne da me dicendo che desiderava tanto un quadro che aveva visto, ma purtroppo non aveva abbastanza soldi per acquistarlo. All'inizio non diedi molto peso alla cosa, ma presto mi accorsi della sua ostinazione: mi diede in pegno i suoi occhialini da vista, sparì per dieci minuti poi tornò, dopo aver rotto il salvadanaio di una vita e comprò lei il quadro e non un ricco signore"

Come è il tuo studio, dove dipingi?
"Il mio studio è un posto accogliente, dove amo fermare il tempo nell'appagante esercizio della contemplazione. Non posso certo farlo sempre, in ogni momento della giornata, per questo prediligo la notte; essa si carica di attributi mistici per me, come se avvenisse per magia, e tutto ciò che va con lei, tinto di buio, è d'un tratto fatato"

Dimmi un sogno per il tuo futuro…
"Sogno uno studio-galleria (claro che sì!) con ampissimi spazi, carico di luce; qui trasformerei le forme dell'arte che amo, l'una nell'altra, e viceversa: pittura, scultura, poesia…"

Chi vorresti essere fra dieci, venti o trenta anni?
"Possibilmente me converte in un angel…"

Chiudiamo con un augurio
"Quando tu sei nato, piangevi e tutti sorridevano… Fra cento anni, quando morirai, fai che tutti piangano… e tu sorrida!
Questo è un bell'augurio che faccio a me stessa ed ai miei amici, la vita contempla la morte, allora tanto vale pensare a quel momento con serenità
".

Fina Ramirez si incammina, prima saluta con cortesia, con una stretta di mano energica e con un sorriso.

 
     
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Questa è l'opera che Fina ci regala. Se accarezza il vostro animo, se pare che possa abbracciare il vostro mondo, può essere vostra.

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